di mons. Damiano, Arcivescovo

Vengo spesso accusato di “non credere” a Maria! La mia fede, chi mi è vicino lo sa, è Cristocentrica, cioè si basa sul messaggio di Cristo nei Vangeli. Questo però, non vuol dire che io non ami la figura di Maria, ho solo preso le distanze da devozioni umane che deturpano la grandezza di questa grande donna e la sua fede!

Da tempo mi pongo il problema di una devozione a Maria più vera e inserita in un progetto di vita guidato dalla Parola di Dio. Abbandonata la devozione infantile, le allegre serate al fioretto di maggio, mi sono trovato orfano di Maria, ma sempre alla ricerca di stimoli per recuperare la figura della Vergine.

Mi addentro nell’argomento citando una grande santa.
Tersa di Lisieux diceva che non si dovrebbe consentire che in chiesa si raccontino cose inverosimili su Maria. Una predica sulla santa Vergine, per portare frutto, dovrebbe mostrare la sua vera vita, quello che ci lascia intravedere il Vangelo, non una vita immaginata.
Vogliamo familiarizzare con una donna che ha vissuto una vita comune a tutti, ma che diventa eccezionale non per i suoi privilegi, ma per la fede nel suo Signore.

La chiave di lettura è proprio questa :Maria è il segno tangibile di quel che Dio può realizzare con ogni creatura che non metta ostacoli alla potenza del suo amore. Il rischio che si corre quando si parla di Maria è che non si sa più a quale donna ci si riferisce, se a quella degli evangelisti, o a quella dei “visionari”.

Ancora oggi si avvertono le conseguenze di una certa predicazione disancorata dalla Scrittura, e di talune pratiche devozionali che hanno distorto la figura di Maria.
La Madonna viene spesso ancora oggi da molti intesa come più buona e comprensiva di Dio e posta come cuscinetto tra la terribile ira del Padreterno e l’umanità peccatrice.

Nel Nuovo Testamento si parla di Lei solo nei vangeli e anche poco. Perché? Per la chiesa è stato l’approfondimento della conoscenza di Gesù che a poco a poco ha fatto scoprire la grandezza della madre. Non “ Ad Jesum per Mariam” ma “Ad Mariam per Jesum. A Maria attraverso Gesù.

Più la Chiesa scopriva la grandezza e l’unicità di Gesù, il figlio di Dio, più andava scoprendo l’unicità e la grandezza di Maria, madre e discepola di Cristo, proponendola come esemplare di credente.

L’approfondimento delle Scritture permette di riscoprire Maria quale sorella nella fede. Una sorella con la quale camminare, abbandonando quelle immagini soggette all’usura del tempo e bisognose di un rinnovamento , che non rendono giustizia alla sua vera grandezza.

Ecco, questa è per me Maria, un esempio di fede da seguire, un continuo SI tutti i giorni alla volontà del Padre. Maria non è la chioccia sotto le cui ali cercare protezione, ma la donna con la quale camminare insieme, affinché siano rovesciati i potenti dai troni , innalzati gli umili, ricolmati di beni gli affamati e rimandati i ricchi a mani vuote.

E’ questa la Maria che emerge dalla riflessione sui Vangeli: una donna che è grande non solo perché è la madre di Gesù, ma perché ne diventa la fedele discepola e si pone a fianco del giustiziato contro chi lo ha crocefisso, schierandosi così per sempre a favore degli oppressi, dei poveri, dei disprezzati.

La Vergine di Nazaret è il sigillo dell’ottimismo di Dio sull’umanità, il segno di quanto il creatore stimi l’uomo, di come abbia bisogno di lui per portare a compimento la creazione ed essere padre per tutti gli uomini.

Per questo la madre di Gesù viene presentata dagli evangelisti come il segno tangibile di quello che Dio può realizzare con ogni creatura che non metta ostacoli alla potenza del suo amore.

Poco più che adolescente, Maria è giunta alla tappa obbligata del matrimonio, combinato dalle famiglie. Giuseppe è l’uomo a cui viene data in moglie e, secondo la legge ebraica, non doveva avere più di vent’anni. Ma il Protovangelo gli aumenta gli anni perché teme che un uomo troppo giovane non sia adatto a garantire l’integrità di Maria. Allora Giuseppe diventa un vecchio vedovo con dei figli.

Il matrimonio si svolgeva in due tappe a distanza di un anno. Nella prima le famiglie si accordavano sulla dote e si verificava lo sposalizio, cioè l’uomo copriva col mantello la moglie. Dopo un anno la seconda tappa, le nozze. Ma Giuseppe e Maria non giunsero mai a questa tappa.

Nella sua risposta Maria si è definita “la serva del Signore” e come tale sa che, chi accetta di servire il Signore, deve prepararsi alla prova. Lei si è fidata del Dio dei suoi padri, ora dovrà prepararsi ad accettare il Dio di suo figlio.

E il Dio Padre di Suo figlio facciamo fatica ad accettarlo; anche noi come Maria dovremmo meditare nel nostro cuore le parole del Vangelo, farle nostre e poi metterle in pratica, ma non solo con la preghiera, ma con l’azione che ci viene data da un amore che immeritatamente riceviamo dal Padre.