di mons. Damiano Di Lernia
Arcivescovo Primate

“Dio non è il Dio dei morti ma dei vivi” (Mc 12,17)

Carissimi fratelli e sorelle pace e gioia in Cristo Nostro Signore.
Terminati i riti del Triduo Pasquale attendiamo con gioia i riti della Risurrezione di Gesù. Dico i riti perché Gesù risuscitò 2000 anni fa, per cui sempre vivo e presente nella vita di chi lo ha accolto. Noi sappiamo (o almeno crediamo di sapere) chi era Dio, chi è per noi. Ma dobbiamo pure cercare di conoscere il Dio che viene, quella “bellezza tanto antica e tanto nuova” che cantava Agostino per non rischiare come i contemporanei di Gesù che sapevano tutto su chi fosse Dio ma non l’hanno accolto quando si è reso presente: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). Mi pongo spesso una domanda: ma noi conosciamo veramente il Dio Padre fattosi Uomo in Gesù? Dio è presentato come un padre.

Ma per essere “padre” occorre avere dei figli. Dio è amore, ma se l’amore non viene accolto rimane sterile. Dio non può essere padre se non ha figli e non può essere amore se non ha chi accoglie e risponde a questo amore, e siccome lui non violenta la libertà dell’uomo, non “crea” dei figli o dei credenti già belli e pronti (figli di Dio non ci si nasce ma ci si diventa (Gv 1,12), ha bisogno della risposta libera dell’uomo che volontariamente decida di assomigliargli nel comportamento e così divenirgli figlio: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36).

Possiamo quindi tentare di dire che fintanto che ogni uomo non avrà liberamente accettato di essergli figlio, Dio non potrà mai essere totalmente padre. E’ urgente ed importante pertanto cambiare noi stessi per permettere a Dio di manifestarsi per quel che lui veramente è. Il nostro dramma è che non ci hanno fatto incontrare con l’amore gratuito di una persona, Gesù, ma con l’arido rigore dei comandamenti; non ci hanno comunicato vita ma leggi, il timore di Dio al posto dell’amore del Padre, quindi un Dio distorto che non corrisponde al Dio Padre di Gesù nei Vangeli. “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,8). Gesù è la manifestazione visibile del Dio invisibile.

Ecco allora che occorre incontrare Gesù per imparare a guardare persone, avvenimenti e cose con lo sguardo stesso del Dio della creazione, con lo sguardo con il quale Gesù guardava l’anonima peccatrice che gli lavava i piedi col pianto (Lc 7,36ss), l’adultera (Gv 8,1ss), l’emorroissa (Mc 5,25ss), il pubblicano (Mc 2,14), il criminale sulla croce (Lc 23,40), e perfino i suoi assassini: “Padre, perdonali perché non sanno quel che fanno!” (Lc 23,34). Amare Dio significa dire sì alla vita, e amare i fratelli è comunicare loro l’amore del Padre. Chi dice di amare Dio ma poi odia il suo fratello, è un falso.

Chi dice di amare Dio lo dimostra comunicando vita ai fratelli. Ma non solo ai fratelli buoni e amabili, ma anche a quelli che non sono né amabili né santi! Le persone “pie e religiose”, chiedono continuamente a Gesù di mostrar loro segni visibili per poter poi credere a Lui, Gesù invece ci chiede di credere a Lui per diventare noi stessi dei segni…..insomma chi accoglie VERAMENTE Gesù nella sua vita e crede nel Suo messaggio farà le stesse cose che ha fatto Lui anzi ne farà di più grandi. (Gv 14,12)

Ecco l’urgenza del cristiano di oggi: convertire il proprio cuore al messaggio del Vangelo! Non basta andare a messa la domenica, dire le preghierine, magari anche qualche Rosario per avere la coscienza a posto. Nei Vangeli Gesù prega ben poco, la Sua azione principale è quella di portare vita, sanare gli infermi! La vita del cristiano deve essere fatta di azioni che portino sollievo e speranza a chi soffre, mentre anche qui ci sentiamo a posto con la coscienza liquidando il bisognoso con la classica frase: “prego per te”! Cari fratelli e sorelle continuiamo sempre nella nostra crescita spirituale attingendo alle parole e ai fatti espressi da Gesù nella Sua missione. Solo cosi potremmo sentirci Cristiani, inondando d’amore ogni persona che incontriamo. Augurando a tutti voi e alle vostre famiglie una Santa Pasqua imploro su voi la benedizione del Padre.

+ Damiano, Arcivescovo Primate