“Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” (Gv 1, 11)

Carissimi fratelli e sorelle,
pace e benedizione in Nostro Signore Gesù Cristo. Domenica entriamo nel periodo dell’attesa, quattro settimane che ci devono preparare nel cuore ad accogliere il Dio con noi, quel Dio che nella sua infinita misericordia e amore per l’uomo, decide di farsi umano e camminare accanto ad ognuno di noi. Come non ringraziare Colei che ha permesso tutto questo con quel si, libero e senza ripensamenti all’annuncio che sarebbe diventata la madre di Gesù, il Dio con noi. Ecco che ora scattano i preparativi per “festeggiare” questa grande gioia, pensando a quale regalo sarà più gradito per bambini e adulti e addirittura si pensa già al menù.

Tutto bello, perchè questa festa, nonostante tutto, riesce a far ritrovare parenti e amici intorno ad un tavolo, vecchi rancori e inimicizie si risolvono e questo è più che positivo. Ma che importanza diamo, noi Cristiani, a questa festa? E’ la solita ricorrenza di tutti gli anni? Per assolvere al mio compito di Cristiano vado a confessarmi e poi alla messa di mezzanotte, in attesa della giornata che trascorreremo con i nostri familiari ed amici? Una domanda mi si presenta spesso nella mente in questo periodo di attesa, ed è una domanda presente nel Vangelo di Luca (18,8): “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

“Il Figlio dell’uomo non è un titolo esclusivo di Gesù, ma una possibilità per tutti quanti gli danno adesione e da Lui accolgono la sua pienezza d’amore. Con l’immagine del Figlio dell’uomo, gli evangelisti vogliono indicare il trionfo dell’umano sul disumano, con la progressiva scomparsa di tutto ciò che blocca la comunicazione di vita, da parte di Dio, agli uomini.

Il Figlio dell’uomo, come è adoperato dagli evangelisti, significa l’uomo che ha raggiunto il massimo della pienezza umana che arriva a coincidere con la condizione divina. Cosa significa il Figlio dell’uomo? Significa l’uomo che riluce, sviluppando al massimo tutta la potenzialità umana che ha e la potenzialità umana è una potenzialità d’amore, di comunicazione di vita. Il Figlio dell’uomo, realtà sviluppata per la prima volta in Gesù, ma poi d’allora possibile per tutti, è l’uomo che raggiunge la pienezza della sua capacità d’amore e di comunicazione di vita. Quando raggiunge la pienezza entra in sintonia con la sfera di Dio e si fonde con Lui.

Quando l’uomo porta al massimo le sue capacità d’amore, le sue capacità di donazione e trasmette vita – questo è possibile per tutti quanti, perché non si chiede uno studio o capacità particolari, si chiede soltanto di portare al massimo le proprie capacità d’amore e di comunicazioni vitali – quando un uomo le porta al massimo, entra nella sfera divina e diventa una sola cosa con Dio. Il Figlio dell’uomo, indica l’uomo-dio, cioè l’uomo che si comporta come Dio su questa terra.” (da una conferenza di p. Alberto Maggi)
Ho tratto questo pezzo per capire cosa si intende per “il Figlio dell’uomo, perché è molto importante.

Quando arriverà Gesù, ci troverà pieni di fede? O troverà soltanto dei pii devoti” che tra un festeggiamento e l’altro andranno alla Santa Messa solo perché è un atto di precetto e ci fa sentire a posto con la nostra coscienza?

Ci sono tre verbi che sono importanti nella mia vita: Amare, Aiutare e Pregare. Spesso pero il solo verbo che interessa ai più è pregare, perchè primo non costa molti sacrifici e secondo se preghiamo ci sentiamo a posto con la coscienza; e spesso la preghiera è solo un chiedere, chiedere per noi stessi, centrati come siamo nell’egoismo delle nostre vite, preghiamo chiedendo solo ed unicamente per noi, come se il Buon Padre non sapesse già ciò di cui abbiamo bisogno. Ma pregare è un po come dire:

Madonnina mia (eh si perchè prima di tutto arriva la madonna, poi la Trinità vero Dio in tre Persone), padre Pio, san Giuseppe……… pregate per me, dite a Gesù ciò che desidero! Vedete come sono bravo, dico il rosario tutti i giorni, la sera e la mattina prego……e dulcis in fundo, non faccio del male a nessuno! Siamo proprio sicuri? Ecco l’invito che faccio a tutti voi cari fratelli e sorelle, cerchiamo in questo tempo di Avvento di trovare dei momenti in cui ci mettiamo cuore a cuore con Dio Padre, lasciamo da parte le preghierine che ci hanno insegnato a catechismo, e instauriamo un rapporto vero tra dei figli con il proprio Padre, apriamo a Lui il nostro cuore e cerchiamo di lasciare da parte il nostro egoismo, e vedremo sgorgare nella nostra vita fiumi di grazie.

Sicuramente conosceremo persone a noi vicine che stanno vivendo un periodo di grossa difficoltà, economica, emotiva, spirituale, facciamo qualcosa di bene per loro, rinunciamo una volta noi a qualcosa oppure condividiamo con chi non ha quello che abbiamo e vedremo la nostra vita cambiare e le nostre bocche non potranno fare altro che lodare il Signore in un canto continuo di ringraziamento. Facciamo si che chiunque ci incontri veda in noi la presenza di Gesù, perché ogni incontro con Lui è un incontro di gioia.

A voi tutti i miei più affettuosi auguri di buon Natale e imploro per tutti la mia paterna Benedizione Apostolica.

+ Damiano, Arcivescovo Primate
della Chiesa Cristiana Anglo Cattolica in Italia di Rito Anglicano