“Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15)

Con il mercoledì delle ceneri ha inizio il periodo di Quaresima che porta noi Cristiani alla festa della Pasqua e cioè la vittoria sulla morte di Gesù. L’uomo non è polvere, e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è chiamata eterna, non tanto per la durata, indefinita, ma per la qualità, indistruttibile, capace di superare la morte, come Gesù ha assicurato: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”; “Chiunque vive e crede in me, non morirà mai”(Gv 8,51; 11,25). Gesù ha promesso che chi ascolta e mette in pratica la sua parola ha la vita eterna.
Non dice “avrà” ma già da questo momento, in questa nostra vita terrena abbiamo la vita eterna. Ma spesso mi pongo una domanda: ma crediamo veramente al Vangelo? Cerchiamo di mettere in pratica nella nostra vita gli insegnamenti del Maestro? Credere al vangelo significa orientare la propria esistenza al bene dell’altro. Gesù accoglieva tutti, era amico della peggior feccia dei suoi tempi, trasgrediva sempre la legge del sabato e quella del digiuno, amato dal popolo ma odiato dalla casta religiosa, che riuscirà a condannarlo a morte.
Tornando a noi che ci definiamo Cristiani, cioè seguaci di Cristo, mettiamo in pratica il suo messaggio che dovrebbe essere una buona notizia per tutti? Da quello che si sente e si vede in questi ultimi tempi pare proprio di no, sembra che il Vangelo sia diventato un optional, quasi nessuno lo conosce, preti compresi, si fa un minestrone tra Antico e Nuovo Testamento e per di più, quella che dovrebbe essere la Sua Chiesa opprime con gioghi pesanti i suoi fedeli.
Gesù condannava la tradizione dei padri, noi invece abbiamo fatto una religione di tradizione, tradendo così tutto il messaggio Evangelico. Dice bene il profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Questo passo lo trovate in Matteo 15, 1-20 e vi invito a leggerlo perchè tratta anche un altro tema tanto gradito ai pii devoti, il digiuno. Per cui da oggi il “pio Devoto” organizzerà il suo periodo quaresimale in base a precetti di uomini, digiunerà, farà sacrifici e mortificazioni accompagnati da penitenze.
Mai Gesù nei Vangeli dice di fare tutto questo anzi “Misericordia io voglio e non sacrifici.” (Mt 9,13; 12,7). Ciò che Dio chiede non è un culto verso lui (sacrificio), ma l’amore verso gli altri (misericordia). I sacrifici e le penitenze centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo ingannevole atteggiamento, che illude la persona di avvicinarsi a Dio quando in realtà serve solo ad allontanarla dagli uomini.
Paolo di Tarso, che in quanto fanatico fariseo era un convinto assertore di tutte queste devote pratiche, una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi che tali atteggiamenti“in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne”(Col 2,23), e per questo non esita a definirli“spazzatura” (Fil 3,8). Ecco cari fratelli e sorelle, lasciamo da parte le tradizioni e cerchiamo di vivere questo periodo di Quaresima guardando fuori dal nostro ego, tralasciando ciò che ci concentra su noi stessi ma aprendoci all’altro.
Rendiamo onore a Dio occupandoci dell’altro, mettendo in pratica l’unico comandamento che Gesù ci ha lasciato, quello dell’amore verso i nostri fratelli e sorelle. Oggi viviamo un periodo molto difficile, famiglie sul lastrico per la perdita del lavoro, giovani che non trovano un’occupazione, anziani lasciati soli e la lista potrebbe continuare. Odio e rancore che possiamo provare per qualcuno che ci è difficile perdonare oppure cosa molto grave, ci ergiamo a giudici della vita degli altri. Tutto ciò offende Dio!
Facciamo di questa Quaresima un periodo di vivificazione e non di penitenza, chiediamo al Signore di aprire il nostro cuore all’amore, prima verso noi stessi e poi verso i nostri fratelli e sorelle. Liberiamo in noi le energie d’amore che sono sopite e facciamogli scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua non solo come pienezza della vita del Risorto ma anche della propria. Buon cammino e su tutti voi discenda la mia benedizione apostolica.
+ Mons. Damiano, Arcivescovo Primate